Translate

lunedì 30 settembre 2013

L'ESTATE STUDIOPIGI: IBIZA STYLE


L’isola di Ibiza è un susseguirsi di templi del divertimento frequentati dalla gente più strana ed eccentrica, vestita e addobbata come in un perenne carnevale. Il paradiso dei discotecari per eccellenza di Ibiza è il Pacha (Avenida 8 de Agosto, Ibiza), leggenda supertop ibizenca, con una tradizione di vita notturna risalente agli anni '60 e un bizzarro interno organizzato su più livelli. Qui troverete di tutto, per tutti i gusti, ma non per le tasche, perché il Pacha resta ancora una delle discoteche più care dell'isola.







Visto che Ibiza è la patria spagnola della libertà sessuale, e quindi ritrovo di gay, bisex e trans di tutto il mondo, non potevano mancare night-club molto frequentati da persone dalla sessualità "poliedrica". 
Infatti altra disco storica di Ibiza è senza dubbio l’Amnesia a San Rafael, (da molti soprannominata Troya Assassina, in nome di uno spettacolo in cui i protagonisti sono i gay e i travestiti), in cui sarà facile incontrare truccatissime Drag Queen, tuffarsi nelle nuvole di schiuma e ballare al suono di famosissimi deejay internazionali.












Ma tra i club piú alla moda c'è anche El Divino (Botafoch Marina, Ibiza) luogo di supermodelle ma anche di splendidi fotomodelli, che ad occhi chiusi ballano un’assordante ma trascinante musica house. Mentre a El Paradis (Avenida Dr Fleming, San Antonio) potrete immergervi nelle celebri “feste dell'acqua” tenute due volte alla settimana.

Tante altre discoteche ad Ibiza organizzano frizzanti notti allietate dai famosi e altamente erotici “party alla schiuma”, come l’Eden (Avenida Dr Fleming, San Antonio) interamente allestita in tema egiziano e il Privilege (San Rafael) gigantesco complesso di terrazze, bar e piste da ballo. Al celebre ritrovo Anfora (San Carlos 7, Ibiza) si suona prevalentemente musica elettronica, oppure se si gironzola in uno dei tantissimi disco-bar lungo Calle d'Enmig e Calle Verge, si verrà immediatamente attratti dalle facce più strane e dai gusti più variegati, a suon di chupito e capiroska.

Infine, per coloro che vogliono musica a tutto volume a colazione e per tutti gli appassionati della trasgressione no-stop, c’è il mitico Space (in Playa d'en Bossa, San José) che non apre prima delle 6 del mattino.
Ma Ibiza non è solo disco, club, night e musica da sballo. Anche nei suoi vicoli gremiti di gente si potrà proseguire la serata e restare sbalorditi dai colori, l'eccentricità, la libertà totale di espressione, come nelle stradine di La Marina e Sa Penya a Eivissa città, oppure nella Sunset Strip, che ricordando nel nome il celebre viale della americanissima Hollywood, ci presenta i personaggi più trasgressivi, che sembrano venuti proprio fuori da un film. Per i nottambuli di ultima generazione non possiamo non menzionare gli scenografici dj-bar di tendenza come il Bambuddha Grove oppure il KM5, solo 5 km dal centro di Ibiza per una lussuosissima oasi in stile beduino in cui ristorarsi e ballare sfrenatamente.


E buona IBIZA a tutti....




domenica 29 settembre 2013

STUDIOPIGI SBARCA A..... PIEDIMONTE MATESE




A breve, nella bella cittadina ai piedi del monte Matese, in provincia di Caserta, arriva la folle magia di STUDIOPIGI, con le sue ANALCOHOLIC'S GIRLS...riusciremo ad esserci prima della magica notte di HALLOWEEN? Molto dipenderà dall'abilità dei nostri validi collaboratori, in primis il buon VINCENZO......Segui anche quest'avventura su questo blog e su FB, come sempre, e gusta un brivido...ANALCOHOLIC!!!!


venerdì 27 settembre 2013

ED ECCO I MIGLIORI 50 BAR AL MONDO


Come tutti gli anni, arriva la pretenziosa lista dei 50 migliori bar al mondo (!).
Lucy Britner (editrice di World's 50 Best Bar) in collaborazione con oltre 100 professionisti del settore,
tra cui il guru della mixologia Dale DeGroff hanno stilato la lista dei migliori bar del pianeta,
che come ogni anno fissa i nuovi riferimenti e detta le nouve tendenze.
Al primo posto troviamo il famosissimo P.D.T. (Please Don't Tell) di New York, uno "speakeasy" bar di cui parlerò, per legittima curiosità, in uno dei prossimi post; seguono ben due bar londinesi, il The Connaught e l' Artesian,rispettivamente in seconda e terza posizione, mentre il vincitore dello scorso anno,
il Milk & Honey chiude in 5 posizione.
Nessun locale italiano entra entra nella TOP 50 mentre la capitale britannica si pone ai vertici dell'eccellenza con ben 11 locali in lista di cui 5 nella TOP 10.
Ecco comunque la lista completa:

1. PDT, New York

2 Connaught, London

3 Artesian, London

4 Death & Co, New York

5 Milk & Honey, London

6 American Bar at the Savoy, London

7 69 Colebrooke Row, London

8 Drink, Boston US

9 Harry’s New York Bar, Paris

10 Black Pearl, Melbourne, Australia

11 Pegu Club, NY

12 Dry Martini Bar, Barcelona

13 Eau De Vie, Sydney

14 Bramble, Edinburgh

15 Employees Only, New York

16 La Capilla Bar, Mexico

17 Merchant Hotel, Belfast

18 Nightjar, London

19 Smuggler’s Cove, San Francisco

20 Buddha Bar, Paris

21 Skyview Bar, Dubai

22 The Varnish, Los Angeles

23 Tippling Club, Singapore

24 Milk & Honey, New York

25 878 Bar, Buenos Aires

26 Der Raum, Melbourne

27 Callooh Callay, London

28 Clover Club, New York

29 Door74, Amsterdam

30 Tommy’s, San Francisco

31 Floridita, Havana

32 City Space, Moscow

33 Matterhorn, Wellington, NZ

34 High Five Bar, Tokyo

35 Le Lion, Hamburg

36 LAB, London

37 Boadas, Barcelona

38 Dutch Kills, New York

39 Worship St Whistling Shop, London

40 BarAgricole, San Francisco

41 Papa Doble, Montpellier

42 Quo Vadis, London

43 Lounge Bohemia, London

44 Mayahuel, New York

45 Mutis, Barcelona

46 Ruby, Copenhagen

47 Rules, London

48 Hemingway Bar, Paris

49 Zuma, Dubai

50 Star Bar, Tokyo

giovedì 19 settembre 2013

APPRENDIMENTO FACILE

Tutti i manuali della Erickson per i primi passi verso l'imparare a leggere e scrivere. Dai un'occhiata al sito

Adottati in tutti i PUNTOSCUOLA STUDIOPIGI d'Italia.

"TRASGREDIRE" A BERLINO

Locali notturni, nightclub, discoteche e i peccaminosi locali a luci rosse: ad un passo dal centro di Berlino, ad Alexanderplatz, c'è tutto un pullulare di vita che non perde occasione per mostrare il suo lato peccaminoso.
Berlino infatti, oltre ad essere una magnifica città, è una delle grandi capitali delle notti europee.
Dimenticate la freddezza nordica: da anni l'attenzione dei visitatori si sta spostando sempre più verso dei locali che vanno ben oltre una semplice tendenza hot, aiutati anche dalle birrerie di Berlino.
La "caliente" Berlino, infatti, in realtà non dorme mai e se lo fa, non ha molti vestiti addosso. Lungo la Fiedrichstrasse e soprattuto verso Oranienburgerstrasse troverete, proprio nel bel mezzo della capitale, prostitute infreddolite che aspettano clienti, magari di ritorno dallo shopping a Berlino.
Da non perdere la vita notturna di Berlino, tra i locali per gay e lesbiche più famosi in città (e Venus Berlino, la Fiera dell'Eros).

Locali notturni, discoteche e locali a luci rosse a Berlino

Balzato agli onori della cronaca poco prima dell'inizio dei Mondiali di Calcio, nell'estate del 2006, l'Artemis Sexclub è ancora una delle mete più gettonate della città.
Se il passaggio ad ovest non vi spaventa, fate un salto in questo "centro commerciale del peccato", magari alla fine della partita di calcio nel vicino stadio. Tremila metri quadrati di stanze con arredamento a tema, velluto rosso e ori, salone centrale con piscina, saune e jacuzzi, e c'è perfino un cinema.
Se cercate qualcosa di più tranquillo potete sempre rivolgervi al Liberty, in zona Schoneberg o, nel caso vi piaccia lo striptease, al Rush-Hour: uno strip e tabledance club non-stop.
Ma Berlino è una città che sorprende, che ammalia, e che, dicono stupisca...perciò io ed un mio collaboratore (danke!) dovevamo vedere, e capire. Si sceglie un simbolo, e si va.
Il KitKat Club.
Non un bordello, non un night, ma, come ci fanno subito notare, una vera e propria ISTITUZIONE.
Sono le due e mezzo del mattino di sabato. Mentre io ed uno stretto collaboratore dello studio aspettiamo di entrare, si ferma un taxi, scendono in cinque, tre lui e due lei, parlano inglese. Calze a rete, gonne di pelle, uno dei “lui” ha un cappello nero con una piuma gialla di pappagallo mentre sotto è vestito con una di quelle salopette che fa tanto hipster anni ’60, l’amico sta in jeans sotto e camicia rossa con quadretti verdi sopra, una di quelle che andranno anche tanto di moda a Londra, New York , ma che a te continuano a ricordare il tavolo del pranzo della domenica di tua nonna. Devono superare la selezione all'ingresso, ma guardando l'altro lui, pessimo, capisco che non li lasceranno mai entrare; il gruppo si mette in fila, passano cinque minuti ed eccoli di nuovo davanti a noi a cercare di intercettare un altro taxi. Non ridono più, sono stati rimbalzati. Io ed il mio collaboratore ci guardiamo: basterà il nostro look informale? Ci vuole un ritocco, cazzo. Ci hanno detto che più sembri gay più hai possibilità di entrare. Allora ci siamo dati da fare con matita e rimmel, ma....basterà???
 
 
 



Arriva la coppia che stavamo aspettando Christoph e la sua ragazza. Lei è vestita sadomaso, lui ricorda un gangster anni 20, vestito grigio con cappello a falde larghe, gli manca solo il sigaro e poi gli chiederei dov’è la bisca più vicina. Lui è cool, lui entra sicuro, lei pure, asiatica, tipo bondage e pure una bella ragazza, sono la coppia perfetta. Noi, dobbiamo fare di più, ancora di più. Ecco allora un po' di fard, dobbiamo esagerare... Ci mettiamo in fila, mai mi ero conciato - e sentito - così. Loro entrano. Tocca a noi, incrociamo le dita. “Entrate, sì, ma solo se vi levate i pantaloni”, dice - categorico - il buttafuori. Restiamo un attimo perplessi, ma pur di entrare, levarci giusto i pantaloni ci va benissimo. E così eccoci seminudi davanti al guardaroba a dare giacca, cappello, maglioni e pantaloni. Accanto a noi c’è Chris che ride: il suo è un look da o tutto o niente e così ora sta dentro vestito di tutto punto mentre io sotto la camicia ho le mutande e le scarpe, nulla più, tanto che mi rendo conto che non so dove mettere i soldi per bere e il cellulare, ma è meglio non approfondire questo punto cercando di capire quale soluzione (l’unica possibile) abbia adottato. Ce l’abbiamo fatta, dai dai dai. Ci guardiamo intorno. Accanto a noi passano due omaccioni a torso nudo, di quelli che ti immagini che fino ad un paio d’ore prima mentre noi stavamo a casa a bere una tazza di thé giocavano a mortal kombat con i lupi della Spreewald. Il loro busto da solo è un abbigliamento e così i pantaloni attillati sotto con tanto di anfibioni sembrano un’unica divisa indivisibile, come quella dei pompieri. Camminano diritti davanti a noi, finché uno dei due si gira e guarda teneramente il mio collaboratore come si guarderebbe una gran figa..il pericolo di passare una serata da "obiettivi numero uno" è molto alto. “Dobbiamo toglierci almeno il fard e la matita sotto gli occhi”. E così eccoci in fila al bagno del KitKat Club, uno di quei luoghi mistici di cui senti a lungo parlare e ti immagini che vi succeda di tutto e così difatti è. Molti ragazzi vi ci entrano ed escono in coppia, le teste pelate sono tante, la fila è lunga e solo il ragazzo dietro di noi ci rivolge la parola chiedendoci se siamo in fila. Ci strucchiamo, usciamo e finalmente mettiamo ordine alle impressioni sul locale.
E’ diviso in tre ambienti principali. Uno è una sorta di salone con tanto di bar, ci sono divanetti dove sedersi e osservare chi entra e chi esce. Su una poltrona un uomo sui sessanta è completamente nudo e tiene freneticamente il proprio pene tra le dita. Lo eccita l’atmosfera e per le successive tre ore in cui rimaniamo nel locale lo troveremo sempre lì, sempre intento nello stesso movimento. La barista è scazzata, ci serve con un fare talmente antipatico che anche se ha un bel seno (nudo) e inizialmente i nostri occhi si soffermano solo su questo e quasi ci viene voglia di chiederle di shakerarci le birre, ad un certo punto alziamo anche lo sguardo e memorizziamo il suo viso mettendolo nell’archivio delle persone da cui è meglio stare alla larga per non farsi andare la serata di traverso. Accanto a questa sorta di ingresso/salone c’è un’altra sala da chillout con divanetti e luci soffuse dove però il riscaldamento non funziona bene e ci mettiamo piede giusto un paio di secondi prima di capire che non fa per noi, nudi come siamo dalle mutande in giù. La terza sala è quella in cui si balla, il locale “vero”. Ci sono donne ovunque e sono in molti casi bellissime. Forse in alcuni casi sono prostitute in attesa di turisti ed imbucati come noi, gente che si accontenta della parvenza della trasgressione pur di sentirsi sull’onda degli eventi e della vita, ma che in realtà di tutta quella realtà prende giusto la dose per dummies, ma sono così sexy che poco importa, stasera ci accontentiamo di guardare e qui di cose da guardare ce ne sono parecchie e non parlo solo delle espressioni preoccupate di Luca di cui sorrido sotto i baffi.
Entriamo nella sala da ballo. La musica è elettronica, c’è spazio per tutti, ognuno balla per conto suo, escluse le coppiette che sono lì per la prima volta ed è chiaro che sono solo curiosi, non si metteranno alla prova, non almeno questa volta, ma anche loro hanno fatto le cose per bene, si sono vestiti alla KitKat e girano mezzi nudi per la sala. Una ragazza dai boccoli rossi balla estasiata guardando in alto. Delle bretelle le tengono l’ampia gonna, una di quelle che di diametro misurano un metro e che lei tiene aperta con entrambe le mani. Sembra stia godendo di chissà quale strana sostanza ingerita, ma quando nel passarle accanto pesto le dita di una ragazzo sotto di lei mi rendo conto che la situazione è un po’ diversa, c’è qualcuno che sta facendo un servizio là sotto e qualche minuto dopo, quando mi rigirerò nella sua direzione, mi renderò conto che quel lavoro è fatto a turno da più ragazzi che si danno il cambio probabilmente illusi dall’idea che prima o poi la gentilezza diventi reciproca. Due ragazze, anche loro completamente nude ballano davanti a noi. Una delle due ha una corona hawaiana e nient’altro, è anche a piedi nudi. Un vecchio, ma vecchio davvero, direi più di settant’anni, balla lentamente accanto a loro cercando di strusciarsi in ogni modo a loro due che già sono abbastanza intime, si abbracciano e ogni tanto si baciano anche, dando comunque l’idea di guardarsi intorno alla ricerca di un terzo o forse anche quarto compagno di giochi. Non scommetterei un centesimo sull’uomo che invece alla fine, a forza di insistere, riesce ad infilarsi tra le due e a divertirsi a suo modo. Noi balliamo, siamo circondati sia da ragazze più o meno disinvolte che dai due superbulli incontrati all'ingresso. Una bionda mi viene a chiedere qualcosa che non capisco. Va bene la musica alta, va bene che lei forse è un po’ brilla e il mio tedesco non è il massimo, ma quando alla fine capisco cosa mi sta chiedendo, ovvero se sono amico della ragazza con le ali tatuate dietro le spalle, mi rendo conto che la qualità del no-sense della sua domanda è tale che tutte le altre giustificazioni passano in secondo piano. “No”, “Io sì - mi risponde - vuoi che te la presenti?”, “Grazie, semmai dopo”. Sono qui solo per guardare, per scrivere sul mio blog, ho chi mi aspetta a casa e non sono il tipo che fa certe cose in pubblico, mentre lo è Chris che, quando cerchiamo di capire dove sia finito lo troviamo in piedi di spalle schiacciato sul muro con la sua ragazza sedutagli davanti sul divanetto. Buon per lui.
In fondo alla sala, su di un letto matrimoniale, un omaccione nero, un Mike Tyson dei tempi d’oro, tiene ben aperte le gambe della ragazza bianca in carne che gli sta stesa davanti dando a tutti gli astanti una dimostrazione di come alcuni cliché quantitativi siano assolute verità. Su di un palo una biondona alta, corposa, ma alla fin fine perfetta nella sua imponenza da moglie di Odino, si atteggia attorno un palo mentre un uomo, un altro zerbino, si fa mettere il tacco lucido nero in bocca, felice di quell’umiliazione mentre con due dita si fa spazio tra le gambe e le mutandine di lei. Le scene cult sono così tante che alla fine ti sembra tutto normale e anzi quasi rimani deluso dalla quantità di gente che non fa nulla, ti avevano parlato del KitKat come della fiera della trasgressione, ma vabbè, queste cose le ho già viste e di peggio da altre parti, anche se effettivamente, se devi essere onesto con te stesso, è la prima volta che non le vedi davanti ad uno schermo. Alla fine gli etero sembrano molti di più degli omo. C’è chi ha fatto finta di non sentire il richiamo al levarsi i pantaloni e sembra appena uscito da un laboratorio di fisica dove ha studiato tutto il pomeriggio e chi, soprattutto spagnoli, è arrivato con carovane di amici e passa la serata complottando sul come entrare la prossima volta nel locale portandosi dentro qualche bottiglia alcolica che senza proprio non si sente nel mood per la festa. Il mio collaboratore ha capito che la serata non gli sorriderà, è single e se gli capitasse un’occasione di buon livello non se la lascerebbe scappare (è uno dei pochi ragazzi che dovunque vada normalmente rimorchia, ha il fascino di un Di Caprio ante Titanic, ma moro). A forza di sorridere e curiosare sono già le cinque e mezza. Chris se ne è già andato da un po’ e noi ci dirigiamo verso il guardaroba. Mentre ci rivestiamo vedo la biondina e l’amica con le ali che se ne stanno andando via con uno dei due superbulli. Lui non sorride, non fa parte del suo stile, ma lo sguardo è quello di chi ha appena fatto bingo e sta per andare alla cassa a ritirare. E’ felice, ma vuole che gli altri che lo osservano rosichino senza prenderlo in giro, come se fosse normale che alla fine vincesse lui. Ma noi in fondo siamo più felici di lui, anche s ea mani vuote...potremo dire: "Noi c'eravamo"....

STUDIOPIGI consiglia:
 
Gli hotel: Singer109 (Berlino - Mitte), Zarenhof Prenzlauer Berg (Berlino - Prenzlauer Berg), Ludwig van Beethoven (Berlino - Kreuzberg)
 
I ristoranti: Schwarzwaldstuben, Max und Moritz, Gugelhof (dove STUDIOPIGI è di casa...))))...)

METTI UN SEX TOY IN CUCINA

Il porta rotolo da cucina? È un dildo!


L'idea super è del designer RAFFAELE IANNIELLO, e pare abbia uno straordinario successo. Sesso tra i fornelli, come prenderlo....per la gola!!!
http://www.donnamoderna.com/salute/Eros-psiche/sex-toys-utensili-cucina-design#dm2013-su-titolo

IL PIACERE

Il piacere, si sa, passa per tutti e 5 i sensi, e per ognuno in modo diverso. L'accostamento tra sesso e cibo, tra il piacere di mangiare e quello di fare l'amore però sembra essere un'affinità elettiva non solo di antichissime origini, ma che non smette di funzionare e di essere forse uno dei binomi preferiti della seduzione.

E non è un caso.

Come spiega la sessuologa Sara Padovano: "il cibo e la sessualità, soddisfano bisogni fisiologi fondamentali per la sopravvivenza della specie attraverso la nutrizione e la riproduzione, e in più condividono la stessa dimensione del piacere. Entrambi appagano i nostri sensi e lo fanno utilizzando gli stessi circuiti e le stesse zone cerebrali e persino gli stessi ormoni. Esiste inoltre una dimensione sociale e ludica: spesso un primo appuntamento ha come sfondo l’atmosfera romantica di un ristorantino. Il menù è un’arma di seduzione molto potente", così la preparazione del pasto come il solo atto di mangiare, che può essere incredibilmente allusivo ed erotico... Inoltre, anche il linguaggio della seduzione lega cibo ed eros - "prendere un uomo per la gola" è molto più di un modo di dire -, per non parlare di cibi afrodisiaci, e dell'immaginario della casalinga sexy...

Qualsiasi siano i vostri gusti in fatto di sesso e di cibo, l'importante è trovare tutti gli ingredienti per accendere la passione e passare dalla cucina alla camera da letto.
Provare per credere....
 

NUOVE TENDENZE: IL TEMPORARY FOOD

Riscoprire una cultura dell'alimentazione «senza frontiere» avendo come obiettivo una nutrizione più sana e consapevole. È una bella sfida. Soprattutto in tempi di crisi, quando per risparmiare spesso ci si accontenta di una cena senza troppe pretese e di scarsa qualità. Eppure Giorgio Cheodarci - imprenditore nel ramo culinario che vanta l'apertura di una ventina di locali a Milano - e Flavio Sanvito - imprenditore immobiliare e amministratore di Progetto Europa Real Estate - hanno deciso di scendere in campo.

In via Piero della Francesca 35, zona sacra dell'happy hour milanese, è nato «Spazio Expo 2015», il primo temporary food & wine store in Italia. Un negozio che rimane aperto solo per un determinato periodo di tempo. Fino adesso gli spazi espositivi temporanei, chiamati anche Pop-up store per indicare qualcosa che appare e che scompare, sono stati affittati da marchi molto noti della moda e dei cosmetici. E proprio qui sta l'idea rivoluzionaria: stessa forma ma diverso contenuto. Il primo locale a tempo dedicato all'alimentazione non poteva che sorgere a Milano, capitale dell'Expo. La location, 140 mq, potrà essere affittata da tutte le aziende enogastronomiche, alimentari e agricole, italiane e straniere, come da Consorzi di prodotti tipici, da cantine produttrici di vino e dalle diverse regioni, che per un periodo di tempo prestabilito vorranno farsi conoscere. 

 




Il costo base per una giornata si aggira sui mille euro, ma alcune variabili come lo staff del locale, la diffusione degli inviti, i servizi di allestimento personalizzato e di promozione, potranno essere incluse nel pacchetto. Rispetto all'affitto di uno stand fieristico il costo è ridotto, e i vantaggi sono quelli di poter scegliere il periodo dell'anno più adatto e di essere al centro di una vivace zona milanese.Quando non è riservato per le aziende, «Spazio Expo 2015» funziona come un locale tradizionale. L'ora dell'aperitivo potrà essere accompagnata dalla lettura di uno dei 150 libri - incentrati sulla cultura del cibo nelle diverse epoche storiche - della «Biblioteca dell'alimentazione» mentre si assaggeranno salumi e formaggi. Per la cena ci sono tante combinazioni a prezzo fisso: la serata «Ostriche e Champagne» a 25 euro, «Salumi d'autore» con taglieri di culatello di Zibello, bresaola di cervo, salame di cinghiale a 19 euro, l'affascinante «Sapore di sale» con nove tipi di sale, da quelli rossi e neri di origine vulcanica provenienti dalle Hawaii, a quello a scaglie di Cipro, oppure il sale rosa dell'Himalaya e quello blu di Persia, abbinati a tartare e carpacci di carne e di pesce a 38 euro. Tutto il calendario degli eventi è disponibile sul sito www.spazioexpo2015.it
 
«Il nostro progetto può sembrare ambizioso, ma oggi otto alimenti su dieci sono modificati e i cibi precotti che consumiamo hanno delle alterazioni di cui non sappiamo niente» spiega Cheodarci, sottolineando l'esigenza di dare più valore alla qualità della nostra alimentazione. Un ritorno alle vecchie e tradizionali «ricette della nonna» in questi tempi frenetici è davvero una bella scommessa, ma se come diceva quel filosofo «L'uomo è ciò che mangia», forse ne può proprio valere la pena.
 


Funzionerà?? Vi terrò informati....alla prossima!
 


Pietro


martedì 10 settembre 2013

MANUALE DI DIRITTO DEL LAVORO

Pronto anche l'ultimo compendio del C.T. Pietro Giaquinto. Completo, aggiornato e di semplice apprendimento. Il Diritto del Lavoro non è mai stato così "facile facile"...:)
Cercalo assieme agli altri manuali del C.T. su:

lunedì 2 settembre 2013

MANUALE DI PROCEDURA PENALE

Quasi pronto l'ultimo manuale del C.T. Pietro Giaquinto, quello di Diritto Processuale Penale.
Ovviamente "facile facile".
Sul blog l'annuncio della pubblicazione.
A presto!

UN'IDEA AFFASCINANTE: IL CAFFE' LETTERARIO

Oggi voglio affrontare un tema a me molto caro, uno dei miei pallini, un piccolo sogno che conto di realizzare molto presto e nella mia città natale.
Sto parlando del cosiddetto "Caffè Letterario", un incrocio spesso ben riuscito tra cultura enogastronomica e letteraria.
Matrimonio che quasi sempre si è rivelato solido e vincente e che non è una scoperta dei nostri giorni. Anzi.
Già più di un secolo fa nasceva e si diffondeva in tutto il continente europeo la moda dei caffè letterari. Allora erano gli artisti che normalmente li popolavano  per scambiarsi esperienze, commenti e idee. Il popolino se ne stava alla larga, quasi impaurito dalla presenza, in questi ritrovi, di quegli "strani personaggi".
Oggi, invece, ritorna questa tendenza per porsi come alternativa alle spersonalizzanti realtà virtuali. E rende anche molto bene, vista l’enorme successo di quelli esistenti.
Ma cos'è un caffè (o bar che dir si voglia) Letterario?
In pratica è un locale a metà tra il classico bar e la biblioteca, ma dell’unione degli elementi nasce un prodotto del tutto nuovo, molto più accattivante e multiforme.
Un posto dove l’arte di ogni genere la fa da padrona. Qui studenti ed artisti di ogni tipo espongono le loro idee per farsi conoscere. Che si tratti di pittori, scultori, poeti o scrittori, o semplici appassionati, questi si recano nei caffè letterari anche per allietare la clientela con il loro intrattenimento.
Il caffè letterario quindi non è un semplice bar. E non è nemmeno una semplice biblioteca. Ma nemmeno l’unione dei due elementi.
E' un'atmosfera, è una sensazione, è sicuramente un posto dell'anima.
E può coinvolgere diverse generazioni di anime sensibili, perché all'odore del caffè e alla carta stampata, si può unire quello del buon vino e della tecnologia più avanzata, creando a fianco della classica parte libraria, postazioni internet e lettori multimediali per i clienti - soci.
Insomma il caffè letterario è un locale dove allo stare insieme, tipico dei bar, e al piacere di preparare cocktail dietro al bancone, si puó unire un grande amore per i libri, per la cultura e, spesso, per un profondo senso etico e solidale.
Per aprire un caffè letterario, occorre ricordare la doppia anima del progetto e seguirne i due iter : bar – libreria. In realtà gli oneri burocratici non sono eccessivi.
La legislazione è sempre favorevole all’imprenditoria, soprattutto tra i giovani,  ed è quindi orientata nel senso di una massima liberalizzazione. Basterà quindi iscriversi alla Camera di Commercio territorialmente competente e aprire la partita IVA  con una comunicazione unica con cui si dichiara l’inizio dell’attività nel settore prescelto. Sarà poi la stessa Camera a fare le necessarie comunicazioni all’INPS all’INAIL ed alla Agenzia delle entrate. Per aprire un bar, in più occorre eseguire qualche altro passo. Si tratta pur sempre di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande che come tale richiede l’autorizzazione dei Vigili del fuoco e l’HACCP per garantire l’igiene degli alimenti.
I locali destinati alla preparazione e alla somministrazione di alimenti e bevande inoltre dovranno possedere i requisiti previsti dai regolamenti sanitari di zona . L’ASL del posto potrebbe emettere un parere al riguardo per metterci al sicuro da eventuali future  sanzioni.
Dal punto di vista creativo, poi, rifornire la libreria dei prodotti più interessanti per il pubblico a cui è rivolta l'offerta, aiuterà ad infoltire la clientela. A tale scopo può essere utile affidarsi ai rappresentanti di case editrici.
Gli ordini ai distributori si fanno dai cataloghi che ci mettono a disposizione, in cui sono presenti anche titoli che usciranno fra alcuni mesi. Comprandoli (difficile che una libreria abbia meno di 8/10.000 titoli) ci renderemo conto che il margine fra il prezzo di copertina a cui dobbiamo vendere e i prezzi di acquisto non sono purtroppo molto ampio, di solito dal 20 al 30% del prezzo di copertina, sempre di più, comunque di quelli che percepisce l'autore del libro...
Ma questa è una spesa che, a mio avviso, si può dilazionare nel tempo e cominciare anche solo con 20\30 libri, magari posseduti in proprio o raccattati tra amici e parenti.
Ogni mese poi la biblioteca si arricchirà di nuovi titoli che sceglierete in base all'indirizzo culturale che volete imprimere al locale.
Se il locale è in una zona universitaria, sarà opportuno procurarvi i principali testi delle diverse facoltà presenti.
Per il bar sarà spettacolare una piccola ma fornitissima enoteca pensando a proposte gastronomiche in linea con un pubblico che si immagina raffinato ma nel contempo anticonformista.
L’estetica dovrà essere molto curata e raffinata, considerando l’estrazione  sociale del pubblico a cui si rivolge l'offerta del bar.
Fondamentale infine è la scelta della giusta zona in cui aprire un caffè letterario. Vicino ai posti frequentati dagli studenti universitari, magari di letteratura, sarebbe perfetto, ma anche nelle piazze di città medio piccole gremite di gente . Da mettere in conto anche un’area  per ospitare possibili  esposizioni di tele o manufatti di artisti in erba. Perfetto sarebbe anche uno spazio giardino interno da sfruttare tutto l'anno.
Un’idea molto remunerativa sarebbe quella di organizzare eventi appositi e pubblicizzati per far conoscere un artista; contemporaneamente si farebbe conoscere anche il locale.



ALCUNI BAR LETTERARI IN ITALIA
Nella bellissima Lecce, davvero la Firenze del sud, come la chiamano, abbiamo trovato un caffè letterario chiamatoCaffè letterario”, poca fantasia nel nome ma tantissima nell’arredamento e nelle attività, tanto da sembrare molto di più di un bar con dei libri dentro, ma un vero centro di iniziative.
Facendo un salto sulla nostra Italia atterriamo a Trento, dove troviamo il “Bookique” carino nel nome e negli ambienti un po’ nordici, e pieno di belle idee, ancora una volta si capisce come un locale di questo tipo deve essere una fucina di idee, di eventi e di energie, alla larga la pigrizia!
Più prestigioso, ma anche più “istituzionale” appare il Caffè degli Atellani, all’interno della mediateca di Santa Teresa a Milano.
A Genova, con una atmosfera davvero carina e rilassante, troviamo la Passeggiata Librocaffè mentre, molto “rivoluzionario” nello spirito ma dal cuor gentile con spazi dedicati a mamme e bambini e con baristi non professionisti ma di grandissimo cuore troviamo, a Firenze, la Citè, un vero punto di riferimento per i ragazzi della città.
Farci un giro prima di aprire il nostro locale può essere un valido aiuto, come continuare a seguire il nostro blog...
Alla prossima!
Pietro

PUNTOSTUDIO: COSA SONO LE PROVE INVALSI

Oggi proverò a rispondere ad alcuni fra i quesiti più frequenti sulle ormai "famigerate" prove INVALSI.

Cosa sono le prove INVALSI?

Sono lo strumento utilizzato per rilevare e misurare periodicamente il livello di apprendimento degli studenti italiani. Gli standard delle prove sono definiti a partire dalle Indicazioni per il curricolo del Ministero. Attualmente si prevede la somministrazione di prove oggettive di italiano e matematica, discipline scelte anche per la loro valenza trasversale. È, inoltre, prevista la somministrazione di un questionario anonimo.


A chi sono rivolte?

Le prove INVALSI sono rivolte a tutti gli studenti che frequentano le seguenti classi:
- II e V primaria;
- I e III secondaria di I grado (solo per laclasse terza è prevista la valutazione);
- II secondaria di II grado.


A cosa e a chi servono?

Servono per monitorare il Sistema nazionale d’Istruzione e confrontarlo con le altre realtà comunitarie ed europee. In particolare servono:
- a ciascuno studente – perché è un diritto conoscere il livello di competenze raggiuntole singole istituzioni;
- alle scolastiche – per l’analisi della situazione al fine di mettere a punto eventuali strategie di miglioramento;
- al Ministero dell’Istruzione - per operare investimenti e scelte politiche.


Chi prepara le prove?

Le domande delle prove, i cui contenuti rispettano un preciso quadro di riferimento sia per l’italiano sia per la matematica, sono predisposte da insegnanti dei diversi livelli scolastici opportunamente formati. Queste domande sono prima testate su un campione ristretto di studenti per verificarne l’affidabilità e la validità e, successivamente, solo quelle valide vengono scelte collegialmente da un team di esperti.


Perché sono importanti?

Le prove, che per ciascun livello di classe si svolgono sul territorio nazionale nella stessa giornata, sono importanti perché permettono di confrontare ciascuna classe e ciascuna scuola con:
- l’intero Paese ;
- le macroaree geografiche;
- le singole regioni/province;
- le scuole della stessa tipologia.
Le prove servono a confrontarsi col sistema nel suo complesso e rappresentano uno strumento in più ma non sostituiscono la valutazione dell’insegnante.


E’ necessaria una preparazione?

Per affrontare le prove non è richiesta alcuna specifica forma di preparazione. Se tu, però, volessi vedere come sono fatte e provare a farle, ricorda che le prove degli anni precedenti sono scaricabili dal sito dell’INVALSI.Per la secondaria di II grado, le prove sono uguali per tutti i tipi di scuola (licei, istituti tecnici, istituti professionali) e quindi non vogliono rilevare le specifiche nozioni apprese in ciascuna di esse ma le competenze di base acquisite durante l’intero percorso formativo.


A cosa serve il questionario?

Il questionario, anonimo, serve a raccogliere preziose informazioni sulle caratteristiche degli studenti di una scuola e sul loro contesto familiare. Gli studenti più grandi possono esprimere, sempre in forma anonima, opinioni sulle attività della scuola ed esplicitare le loro esigenze. Le informazioni raccolte con i questionari offrono un’ulteriore chiave di lettura dei dati e permettono di confrontare, in maniera più equa, i risultati di scuole diverse e di fornire maggiori supporti a quelle scuole che operano in un contesto difficile.


In che forma vengono restituiti i risultati? E a cosa servono?

I risultati delle prove sono restituiti alle singole scuole in forma privata e anonima. Ciascuna scuola potrà analizzare dunque i risultati dell’apprendimento dei propri studenti confrontandoli al proprio interno (classi della stessa scuola) e con altre scuole. Questa comparazione consentirà a ogni Istituto scolastico di valutare la propria efficacia educativa e di riflettere sulla propria organizzazione didattico-metodologica al fine di promuoverne il miglioramento.


Cosa si intende per classi “campione” ?

Affinché le scuole possano confrontare i loro dati con l’esterno, l’INVALSI individua, per ciascun livello scolare, alcune classi campione, rappresentative di tutte le realtà scolastiche italiane, i cui risultati fanno da standard di riferimento.TUTTE le scuole devono effettuare le prove perché obbligatorie per legge (art. 51 comma 2 del Decreto-Legge 9 febbraio 2012, n. 5 c convertito in legge n. 35).


Approfondirò l'argomento nei prossimi blog con modelli di questionari.
Pietro

domenica 1 settembre 2013

LE COSE DA FARE PER APRIRE UN BAR

Qual'è, da dove comincia il percorso per aprire un locale?
Seguiremo, nei prossimi post, l’apertura di un bar in nove passi, con gli argomenti che più vi interessano, e qualcosina in più…
Ma vediamo quali sono:
  1.  Mettersi in regola con i REQUISITI PERSONALI: i requisiti personali e professionali, l’ex corso REC e i nuovi corsi SAB, HACCP e norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e prevenzione incendi.
  2. Controllare se il locale è in regola con LICENZE e REQUISITI: Le vecchie licenze e i nuovi requisiti urbanistici, strutturali e personali, dove si fanno? Chi deve farli? Quanto costano? Come organizzare una cucina in un bar? Come si presenta la DIA o SCIA per l’apertura del locale? In questi articoli i nostri suggerimenti.
  3. Costruire un BUSINESS PLAN per una corretta analisi di COSTI e VALUTAZIONE DEI LOCALI. Come valutare una giusta location? Come valutare gli incassi? Quali sono i costi per aprire un bar o un locale? Quali sono gli incassi e i guadagni che ci possiamo aspettare? Conviene comprare o creare un bar nuovo? Come si compila un business plan per un ente di finanziamento o per una banca? È possibile capire qual è il prezzo giusto per comprare una attività?  E il nome giusto? In questa sezione gli articoli sul bar management.
  4.  FINANZIAMENTI: Dove e con quali modalità è possibile finanziare la propria attività? Come affrontare le banche? Dove trovare finanziamenti agevolati e a fondo perduto? In questa sezione le notizie aggiornate per chi vuole finanziare il proprio progetto.
  5. Cominciamo a pensare al disegno del locale e all’ARREDAMENTO. Controllo dei costi, numero dei bagni, come si valuta un preventivo. Quanti metri quadri e quanta energia elettrica serve. Funzionalità ed ergonomia nella scelta di come arredare un bar. Leggi tutti gli articoli
  6. Non abbiamo esperienza nel mondo dei locale? È il momento di IMPARARE, FORMARSI e ACQUISIRE COMPETENZE! Diventare baristi o gestori richiede esperienza, competenza e conoscenze tecniche e tanta passione; come costruirle, soprattutto quando si ha poco tempo? Visitando, lavorando, facendo corsi di gestione, caffetteria e barman/aperitivi, infine, cercando di capire le strategie dei locali migliori.
  7. Le normative sono molte, anzi, moltissimo. È il momento di occuparci di SIAE,IVA, NORMATIVE E FISCO. cos’è la SIAE? Chi e come deve pagarla? Si può fare musica dal vivo nel proprio locale? Con quali regole?  Qual è il ruolo del notaio? Quale società costituire? Mettere uno spazio all’esterno? Cosa sono gli studi di settore? Come lavorare con i familiari? I documenti fiscali, le insegne  e tutti i quesiti normativi e fiscali in questa sezione.
  8.  E' il momento di affrontare le normative igienico-sanitarie; cos’è l’HACCP, come crea da soli il proprio piano HACCP? Come evitare le multe e tenere sotto controllo igienico la propria attività? Quali sono i corsi da fare? In questi articoli i nostri suggerimenti.
  9. SAPER FARE E GESTIONE: Come si calcola il food cost per evitare bilanci in perdita? Come fare un cappuccino perfetto? E se voglio aprire una gelateria? Come preparare l’aperitivo tenendo conto dei costi di gestione? Come scegliere i fornitori? Un professionista si vede nella gestione quotidiana. Da oggi su "progettostudiopigi" tutti i post sulle strategie per diventare locali di successo. E non esitate a contattarci per una consulenza personalizzata. A presto.

PRINCIPI BASE DEL FOOD COST CONTROL

Ecco di seguito i principi base del food cost control:

  • ogni attività ristorativa ha un differente food cost, quindi non sarà possibile confrontare gli indici con attività diverse fra loro
  • il food cost va calcolato sempre sotto quattro differenti aspetti, cioè massimo food cost ammesso, food cost attuale, food cost potenziale e food cost standard
  • gli acquisti dovranno essere fatti in base alle previsioni di vendita ipotizzate
  • si deve ricordare sempre che i sistemi di approvvigionamento e stoccaggio possono contribuire ai problemi di food cost
  • si deve prevedere accuratamente, per ogni tipo di piatto, quanti se ne venderà, basandosi sulle percentuali di vendita precedenti, sulla stagionalità e sulla tipologia di domanda
  • è necessario mantenere un controllo costante delle porzioni per raggiungere i ricavi standard prefissati
  • si devono controllare in modo accurato gli scarti e gli sprechi eventuali, tenendo sempre traccia scritta di quanto si è constatato
  • non bisogna concentrare le promozioni alle vendite soltanto sui piatti che hanno un basso food cost, ma su quelli che hanno un basso food cost e un alto margine di contribuzione
  • si deve fare sempre attenzione a non confondere il costo del cibo consumato con il costo del cibo venduto
  • bisogna predisporre gli inventari con cadenza costante (ad esempio, ogni mese)
  • è opportuno tenere presente che l’impostazione grafica e strutturale data alla carta o al menu può contribuire ai problemi di gestione del food cost
  • si deve sempre conservare traccia scritta del numero di vendite di ogni piatto presente nel menu
  • è utile anche tenere traccia scritta del costo delle materie prime utilizzate per i pasti del personale